29.marzo.2017

3L+B = Recupero post-influenzale

23/02/2015 Generali

L’influenza non è una malattia da affrontare con disinvoltura o peggio con atti di eroismo, banalizzando i suoi sintomi e senza preoccuparsi dell’elevata contagiosità. Basti pensare che uno studio condotto dall’Università di Genova nel 2012 aveva calcolato che un caso di influenza in un lavoratore adulto può arrivare a costare 940 euro: il dato è frutto della media estrapolata da un numero di individui ampio ed eterogeneo e include l’acquisto di antipiretici e sintomatici e tiene anche conto delle giornate di lavoro o di scuola perse e delle possibili complicazioni, prima tra tutte la polmonite: imprevisti che fanno lievitare esponenzialmente i costi per farmaci, esami clinici ed eventuali ricoveri in ospedale. Per essere più espliciti, nel 2009 la stagione epidemica, che era stata più clemente, aveva comportato una spesa complessiva di ben 90 milioni di euro, saliti a 144 milioni negli ultimi anni. Il virus influenzale può determinare alcuni effetti importanti: oltre a interessare l’apparato digerente, dando luogo a nausea, vomito, dolori addominali e/o diarrea, esso può “facilitare” altri microrganismi (in particolare pneumococco e virus respiratorio sinciziale), che talvolta sono già presenti in carica ridotta; negli individui allergici, soprattutto in età pediatrica, esso può indurre processi irritativi responsabili di costrizione bronchiale simili a quelli osservato nell’attacco d’asma, con sibili e difficoltà respiratoria; nei malati cronici, l’influenza può avere un impatto molto più gravoso sempre a fronte di un possibile stato di debilitazione. L’impatto dell’influenza, al pari di ogni malattia infettiva, è condizionato da tre fattori principali: il numero di virus (la cosiddetta carica infettante) a cui si è esposti, la loro aggressività (o patogenicità), differente a seconda dei vari ceppi di virus influenzali e le condizioni generali dell’individuo. Su questa triade si gioca non soltanto il decorso nella fase acuta, e dunque l’entità e la durata dei sintomi, ma anche quello della successiva convalescenza, che
impone a ciascuno un tempo per ripristinare lo stato di salute.

La convalescenza è infatti quel periodo “finestra” compreso tra la fase acuta e la guarigione clinica ed è una necessità soggettiva e dipende dalla condizione di partenza: quanto più l’organismo era debilitato e ricettivo al momento del contagio tanto più lungo sarà il tempo fisiologico di recupero.
In questo intervallo, la vecchia regola riesumata dai dettagli della vecchia saggezza popolare, delle “3 L” (letto, lana e latte) si arricchisce della “B”. Letto perché il riposo, in base alle necessità di ciascuno, è una terapia fondamentale e insostituibile; lana perché occorre una copertura adeguata, insieme al mantenimento di condizioni ambientali confortevoli (temperatura di 20-22 °C, umidità relativa tra il 40 e il 60%); latte, è sinonimo di liquidi e quindi di idratazione ma anche di nutrienti; vitamine del gruppo B che sono un prezioso aiuto al sistema immunitario di bambini e adulti specie in presenza di inappetenza, che può favorire deficit nutrizionali compromettendo i naturali processi di difesa.

In particolare la Vitamina B6 svolge un ruolo importante nella produzione di anticorpi e nel funzionamento delle cellule del sistema immunitario. Anche l'acido folico (B9) è utile quale prevenzione delle infezioni respiratorie nei bambini, mentre le Vitamine B3 e B5 promuovono migliori capacità di resistenza alle infezioni, in particolare a livello di naso, orecchie e gola. La B1 e la B6, condizionano favorevolmente anche il tono dell’umore, il che non guasta nel decorso dell’influenza. La disponibilità di preparati che raggruppano le vitamine del gruppo B semplifica l’integrazione nutrizionale e consente di attuarla in maniera specifica e mirata per bambini e adulti.

Gli esperti consigliano quindi di ascoltare il proprio corpo per garantirgli una buona convalescenza, senza imporsi di tornare al più presto alle attività ordinarie: il decorso classico dell’influenza, infatti, si
compie di solito nell’arco di una settimana ed è sbagliato accelerare i tempi (al contrario, se necessario, sarebbe meglio un giorno di riposo in più, non necessariamente a letto). Fondamentale è consumare frutta e verdura di stagione e ricorrere alla integrazione alimentare per aiutare la ripresa globale dell’organismo e tornare a dare il meglio di sé.

L’attuazione di questi accorgimenti offre concreti vantaggi, tra cui: l’abbattimento del rischio di andare incontro a complicazioni o contrarre a breve nuove infezioni; una ripresa davvero in piena efficienza e non a “regime ridotto”; infine, aspetto non meno trascurabile, una guarigione effettiva, che contribuisce a evitare la diffusione del virus nella collettività.

 

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